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Giamboni, Bono
Il libro de' Vizî e delle virtudi

Capitolo X. Risponsioni a le dette opposizioni.

A queste parole rispuose la Filosofia, e disse: - Intendi, figliuole, il detto mio, e pon ben fede a le mie parole, e guarda che non t'inganni il desiderio della gloria del mondo. Il regno di Cielo è la maggior cosa che l'uomo e la femina possa avere, perch'è 'l fine loro, e la cagione per che fuor fatti da Dio, e lo loro luogo naturale e stanziale, e il loro paese; e però Cristo n'amonisce nel Vangelio, e dice: "Imprima e sopra tutte le cose chiedete il regno di Cielo, e poscia tutti li altri beni vi saranno dati". E anche ne l'orazione del paternostro la prima chiesta che Dio insegna fare all'uomo si è questa: "Vegna l'anima mia allo regno tuo"; e questo regno di Cielo ch'è cosí grandissima cosa, Idio onnipotente nol dà all'uomo, ma ciascun per li suoi meriti propri l'acquista e vince per forza; e però dice il Vangelio: "E regno di Cielo patisce forza, e que' l'acquistan che voglion pugnare". E questa vuol esser gran pugna, perch'è posto molto ad alti, e vavisi per una via molto stretta, e per una piccola porta vi s'entra; e però dice il Vangelio: "Stretta è la via, e picciola è la porta che ne mena alla vita, e pochi son che vadaro per quella; e ampia è la via e larga la porta che ne mena alla morte, e molti sono che per quella vanno". E avegna che voglia gran forza e richieggia gran pugna, non si dé l'uomo anighiettire, ma francamente pugnare, perché dice il Savio: "Sanza grave fatica le gran cose non si possono avere".

- Or pensa e considera bene le vilissime cose del mondo che appo li uomini mondani sono alcuna cosa tenute, sí come scienzia e signorie e onori e ricchezze e gran nominanza e fama tra le genti, con quanta forza e fatica nel mondo s'hanno; tanto maggiormente il regno di Cielo vuole fatica e forza grandissima, il qual è sommo e perpetual bene all'uomo, e compimento ma' sempre di tutti suoi desideri. Sola una cosa dé muovere l'uomo a fare volentieri questa pugna, perché chi pugnare vuole è certo di conquistare questo regno. Ma la gloria del mondo è sí vana e fallace, che non si può avere a posta dell'uomo; anzi molte volte, quando ha molto pugnato e credela abracciare e pigliare e tenere, si parte e fugge da lui, e lascia e abandona l'uomo molto dolente.

- Dio aiuta! quanti uomini sono già stati c'hanno voluto abracciare e pigliare questa gloria del mondo, e hannovi messo tutto loro ingegno e forza, e sonsi morti, e non hanno potuto avere niente! E altri sono stati che l'hanno abracciata e pigliata con molta fatica e angoscia, e per neuno ingegno e senno l'hanno potuta tenere; ma tostamente s'è fuggita e partita da loro, e halli lasciati molto dolenti.

- La qual cosa non può intervenire del regno di Cielo; anzi è cosa stabile e ferma, e non si parte giamai la gloria sua, da ch'è conquistata; e a posta dell'uomo si conquista e si vince, purché 'n questo mondo voglia pugnare. E avegna che sian pochi, che per questa stretta via che mena l'uomo a·regno di Cielo vogliano andare e che vogliano fare quella durissima e asprissima pugna, sappi che non sono pur li pargoli, come tu dicesti di sopra, ma sono molti altri c'hanno buono e perfetto conoscimento delle cose del mondo; ma nel Vangelio sono appellati pochi, perché pochi sono a rispetto degli altri che per la larga via e ampia porta che ne mena alla morte vogliano andare.