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Alighieri, Dante
Vita Nova

22

Poi che detto ebbi questo sonnet, pensandomi chi questi era a cui lo 'ntendea dare quasi come per lui facto, vidi che povero mi parea lo servigio e nudo a così distrecta persona di questa gloriosa. E però anzi che io li dessi questo soprascripto sonnet, dissi due stantie d'una canzone, l'una per costui veracemente e l'altra per me, avegna che paia l'una e l'altra per una persona detta, a chi non guarda sottilmente; ma chi sottilmente le mira vede bene che diverse persone parlano, acciò che l'una non chiama sua donna costei, e l'altra sì, come appare manifestamente. Questa canzone e questo soprascripto sonnet li diedi, dicendo io lui che per lui solo facto l'avea. La canzone comincia Quantunque volte e à due parti. Nell'una, cioè nella prima stantia, si lamenta questo mio caro e distrecto a·llei; nella seconda mi lamento io, cioè nell'altra stantia, che comincia E' si raccoglie nelli miei. E così appare che in questa canzone si lamentano due persone, l'una delle quali si lamenta come frate e l'altra come servo.

Quantunque volte, lasso, mi rimembra
ch'io non debbo giammai
veder la donna ond'io vo sì dolente,
tanto dolore intorno al cor m'asembra
la dolorosa mente,
ch'io dico: «Anima mia, ché non ten vai?
Ché li tormenti che tu porterai
nel secol, che t'è già tanto noioso,
mi fan pensoso _ di paura forte».
Ond'io chiamo la Morte,
come soave e dolce mio riposo;
e dico «Vieni a me!» con tanto amore,
che sono astioso _ di chiunque more.
E' si raccoglie nelli miei sospiri
un sono di pietate,
che va chiamando Morte tuttavia:
a·llei si volser tutti i miei disiri,
quando la donna mia
fu giunta dalla sua crudelitate;
per che 'l piacere della sua biltate,
partendo sé dalla nostra veduta,
divenne spirital bellezza grande,
che per lo cielo spande
luce d'amor, che gli angeli saluta,
e lo 'ntellecto loro alto e sottile
face maravigliar, sì v'è gentile.